venerdì, 29 marzo 2024 | 11:05

Trattamento IVA dell’attività finanziaria “Third Party Litigation Funding”

Le prestazioni di servizio rese nel settore della cd. Litigation Finance o Third Party Litigation Funding, ove territorialmente rilevanti in Italia, ai fini IVA, sono da considerare esenti (AdE - risposta 28 marzo 2024 n. 83)

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Trattamento IVA dell’attività finanziaria “Third Party Litigation Funding”

Le prestazioni di servizio rese nel settore della cd. Litigation Finance o Third Party Litigation Funding, ove territorialmente rilevanti in Italia, ai fini IVA, sono da considerare esenti (AdE - risposta 28 marzo 2024 n. 83)

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La Third Party Litigation Funding (TPLF), già diffusa in Australia, USA, Canada, Regno Unito o Paesi Bassi, è un'attività nella quale investitori privati che non sono parte in una controversia, né tantomeno avvocati o assicuratori di una delle parti coinvolte, investono in procedimenti giudiziari e stragiudiziali e sostengono spese giudiziarie e di altro tipo, in cambio di una quota di eventuali risarcimenti.

La TPLF è un'attività finanziaria in quanto consiste nel finanziamento del contenzioso da parte di soggetti terzi e sebbene sia in rapida diffusione anche nell'Unione Europea, la TPLF è nuova sia per il nostro ordinamento, sia per quello comunitario.

Se adeguatamente regolamentata, per il Parlamento Europeo, la TPLF potrebbe diventare un utile strumento per sostenere e garantire l'effettivo accesso alla giustizia a tutti, eliminando gli squilibri economici che impediscono l'esercizio del diritto fondamentale a un ricorso effettivo e a un equo processo.


Nel caso di specie, la causa finanziaria è rinvenibile nell'intento del titolare del diritto di ottenere dalla Società un finanziamento che gli consenta di sostenere i costi della controversia legale e/o giudiziaria.

Pertanto, le prestazioni di servizio rese dalla società hanno natura finanziaria e ove territorialmente rilevanti in Italia, sono da considerare esenti ai sensi dell'art. 10, co. 1, n. 1) del Decreto IVA.

Quanto agli obblighi di certificazione, trattandosi di prestazione esente, torna applicabile quanto disposto dall'art. 22, co. 1, del decreto IVA secondo cui, “L'emissione della fattura non è obbligatoria, se non è richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell'operazione:

(…)

6) per le operazioni esenti indicate ai numeri da 1) a 5) e ai numeri 7), 8), 9), 16) e 22) dell'art. 10”, nonché dall'art. 2, co. 1, lett. h) del decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre 1996, n. 696, secondo cui “1. Non sono soggette all'obbligo di certificazione di cui all'articolo 1 le seguenti operazioni:

(…)

n) le cessioni e le prestazioni esenti di cui all'art. 22, co. 1, punto 6, del DPR 26 ottobre 1972 n. 633.

di Patrizio Petricelli

Fonte Normativa

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