martedì, 02 aprile 2024 | 10:48

È consumatore chi si iscrive ad un corso di formazione per acquisire una qualifica professionale

È professionista chi, nel momento in cui stipula un contratto, esercita la professione ed agisce per finalità a questa inerenti. Deve, invece, ritenersi consumatore chi si iscrive ad un corso di formazione per acquisire una professione che non abbia ancora (Cassazione - ordinanza 26 marzo 2024 n. 8120, sez. III civ.)

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È consumatore chi si iscrive ad un corso di formazione per acquisire una qualifica professionale

È professionista chi, nel momento in cui stipula un contratto, esercita la professione ed agisce per finalità a questa inerenti. Deve, invece, ritenersi consumatore chi si iscrive ad un corso di formazione per acquisire una professione che non abbia ancora (Cassazione - ordinanza 26 marzo 2024 n. 8120, sez. III civ.)

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Il caso

Il caso trae le mosse dalla vicenda di una donna che aveva sottoscritto un contratto con una società con cui quest'ultima si era impegnata a predisporre un corso di formazione professionale per l'acquisizione della qualifica di estetista.
La società aveva convenuto in giudizio la donna dopo che la stessa non aveva corrisposto otto delle dodici rate con le quali si era impegnata al pagamento del corso, al fine di ottenerne la condanna al pagamento della somma residua.
In sede di giudizio l’aspirante estetista si era difesa eccependo la vessatorietà delle clausole inserite nel contratto, ed in particolare di quelle che consentivano il recesso ad libitum alla controparte, ma non a lei, e che comunque prevedevano l'obbligo di pagare le rate residue a prescindere dalla causa del recesso: clausole non sottoscritte specificamente, ma in blocco.
La donna, inoltre, aveva eccepito la impossibilità sopravvenuta di fruire della prestazione, essendo emersa l'esigenza di accudire il figlio.
Il Tribunale di Lecce, adito in appello dalla società, ribaltava la decisione del Giudice di Pace, escludendo sia che la donna potesse avere agito in qualità di consumatrice, sia la vessatorietà delle clausole, sia la rilevanza dell'impedimento ai fini della risoluzione del contratto o comunque della impossibilità della prestazione.
Avverso tale decisione la donna ha proposto ricorso per cassazione, lamentando, tra i motivi, la violazione dell'art. 3, D. Lgs 206/2005 (Codice del consumo); ad avviso della ricorrente il giudice di merito aveva errato nell’ escludere che la donna avesse agito in qualità di consumatore, sul falso presupposto che il contratto sarebbe stato stipulato per esigenze di tipo professionale, da un soggetto che, sebbene non fosse ancora professionista, mirava tuttavia a diventarlo.
Di contro, la ricorrente ha obiettato che nel momento in cui il contratto era stato stipulato lei non aveva una professione e non poteva, pertanto, ritenersi che avesse agito in qualità di professionista.

La decisione della Cassazione

La Suprema Corte ha ritenuto fondate le doglianze della ricorrente, rilevando che quest’ultima non aveva stipulato il contratto nell'esercizio della sua professione, o per scopi inerenti all'attività professionale svolta, bensì allo scopo di acquisire una professione, ossia di diventare professionista in futuro, mentre in quel momento non lo era.
Tanto premesso, il Collegio ha precisato che è professionista chi, nel momento in cui stipula, esercita la professione ed agisce per finalità a questa inerenti. Non si può ritenere professionista, e dunque non consumatore, chiunque aspiri ad una professione, che in quel momento, tuttavia, non ha ancora.
Come ricordato dalla Corte, l'art. 3, DLgs n. 206/2005 definisce il consumatore come la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale o commerciale eventualmente svolta.
Ebbene, nel caso sottoposto ad esame, la ricorrente non svolgeva in quel momento alcuna attività imprenditoriale o commerciale o professionale, semmai mirava ad acquisirla in futuro.
I giudici di legittimità hanno, inoltre, riconosciuto la natura vessatoria delle clausole inserite nel contratto in questione e ribadito che la sottoscrizione in blocco, quale formalità illegittima di approvazione delle clausole, determina l’inefficacia delle stesse.

Di Chiara Ranaudo

Fonte normativa