martedì, 04 giugno 2024 | 11:41

Tassazione plusvalenze realizzate da un soggetto non residente e contributi versati in uno Stato estero

Forniti chiarimenti sul trattamento fiscale della plusvalenza realizzata da un soggetto residente negli USA nell'ambito della cessione delle partecipazioni in una società italiana e sull'imposizione in Italia dei contributi sanitari statunitensi (AdE - risposta 03 giugno 2024 n. 123; AdE - risposta 03 giugno 2024 n. 124)

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Tassazione plusvalenze realizzate da un soggetto non residente e contributi versati in uno Stato estero

Forniti chiarimenti sul trattamento fiscale della plusvalenza realizzata da un soggetto residente negli USA nell'ambito della cessione delle partecipazioni in una società italiana e sull'imposizione in Italia dei contributi sanitari statunitensi (AdE - risposta 03 giugno 2024 n. 123; AdE - risposta 03 giugno 2024 n. 124)

Plusvalenze realizzate da un soggetto non residente

Nella fattispecie in esame oggetto di interpello, il dubbio avanzato dall'Istante con doppia cittadinanza, italiana e statunitense, riguarda il paese di tassazione della plusvalenza realizzata nell'ambito della cessione delle partecipazioni detenute nella società italiana.

Tanto premesso, si osserva che, in base all'articolo 23, comma 1, lettera f), del TUIR, si considerano prodotti in Italia da non residenti ''i redditi diversi derivanti da attività svolte nel territorio dello Stato e da beni che si trovano nel territorio stesso, nonchè le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di partecipazioni in società residenti" (con alcune eccezioni espressamente indicate nella medesima lettera).

La normativa interna, tuttavia, deve essere coordinata con il diritto internazionale pattizio, la cui prevalenza è pacificamente riconosciuta nell'ordinamento italiano e, in ambito tributario, è sancita dall'articolo 169 del TUIR e dall'articolo 75 del D.P.R. del 29 settembre 1973, n. 600, oltre ad essere stata affermata dalla giurisprudenza costituzionale.

In particolare, come indicato dall'Istante, viene in rilievo l'articolo 13, paragrafo 4, della Convenzione che, come chiarito nel Commentario all'articolo 13, paragrafo 5, del Modello OCSE nella versione approvata nel 2017 (corrispondente al paragrafo di cui sopra) include le plusvalenze da cessione di partecipazioni.

L'applicazione di tale disposizione del Modello OCSE, peraltro, era stata già oggetto di chiarimenti nell'ambito della risposta ad interpello del 20 marzo 2022 n. 135, precisando che l'articolo 13, paragrafo 4, della Convenzione, contro le doppie imposizioni, stabilisce che le plusvalenze da cessione di partecipazioni ''sono imponibili soltanto nello Stato contraente di cui l'alienante è residente".

Sulla base di quanto precede, si ritiene che la cessione di quote detenute nella società di diritto italiano non risulti imponibile in Italia, in base al citato articolo 13, paragrafo 4, del Trattato.

Contributi sanitari statunitensi a carico del datore di lavoro USA non imponibili in Italia

Nell'ipotesi in cui l'Istante risulti effettivamente un cittadino statunitense fiscalmente residente in Italia, in virtù dell'articolo 3, comma 1, del TUIR, deve essere assoggettato ad imposizione in Italia sul suo reddito complessivo, formato da tutti i redditi posseduti nei periodi d'imposta di riferimento (compresi i redditi di lavoro dipendente di cui all'articolo 49 del TUIR, determinati secondo le modalità previste dall'articolo 51 dello stesso Testo Unico) al netto degli oneri deducibili ai sensi dell'articolo 10 del medesimo TUIR.

Al riguardo, si rileva che, per quel che attiene alla fattispecie in esame, il reddito di lavoro dipendente è costituito da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d'imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro. Non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente i contributi previdenziali e assistenziali versati dal lavoratore o dal datore di lavoro in ottemperanza a disposizioni di legge (articolo 51, co. 1, 2, lett. a, del TUIR).

Con riferimento alle indicazioni fornite in prassi, nello specifico, alla rilevanza tributaria dei contributi previdenziali obbligatori per legge versati in uno Stato estero, si rinvia alle indicazioni fornite nel punto 2.2.1 della Circolare del Ministero delle Finanze del 23 dicembre 1997, n. 326/E, secondo cui "tenuto conto che il legislatore ha fissato la disciplina dei contributi distinguendo soltanto i contributi obbligatori versati in ottemperanza a una disposizione di legge da quelli che, invece, tali non sono, si deve ritenere che sia irrilevante la circostanza che detti contributi, obbligatori o facoltativi, siano versati in Italia, sempreché le somme e i valori cui i contributi si riferiscono siano assoggettate a tassazione in Italia".

Con la circolare dell'Agenzia delle entrate del 24 aprile 2015 n. 17, pertanto, emerge che anche i contributi previdenziali e assistenziali, versati all'estero dal lavoratore o dal datore di lavoro in ottemperanza a disposizioni di legge dello Stato estero e riferiti a redditi assoggettati ad imposizione in Italia, non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente del contribuente.

Da ciò consegue che, nella fattispecie in esame, i contributi sanitari versati negli USA dal datore di lavoro dell'Istante, non concorrono in tutto o in parte alla formazione del reddito imponibile in Italia del contribuente nella misura in cui gli stessi sono ritenuti obbligatori in base alla vigente normativa interna statunitense.

Tale valutazione, di esclusiva competenza delle Autorità statunitensi, non può essere effettuata dall'Agenzia delle entrate, pertanto, l'Istante potrà rivolgersi alle competenti Autorità fiscali estere al fine di ottenere le relative attestazioni che certifichino, sulla base della normativa interna statunitense, l'obbligatorietà o meno (in tutto o solo per una quota parte) dei contributi in esame versati negli USA.

di Ilia Sorvillo

Fonte normativa