martedì, 09 luglio 2024 | 10:57

Rifiuto del part time e licenziamento ritorsivo

Il licenziamento intimato a seguito di rifiuto del part time, ancorché celato da ragioni come il giustificato motivo oggettivo per crisi aziendale insussistente, va ritenuto ritorsivo e determina la reintegra del lavoratore (Cassazione - ordinanza 8 luglio 2024 n. 18547, sez. lav.)

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Rifiuto del part time e licenziamento ritorsivo

Il licenziamento intimato a seguito di rifiuto del part time, ancorché celato da ragioni come il giustificato motivo oggettivo per crisi aziendale insussistente, va ritenuto ritorsivo e determina la reintegra del lavoratore (Cassazione - ordinanza 8 luglio 2024 n. 18547, sez. lav.)

Il caso

La Corte d'appello di Catanzaro, ribaltando la pronuncia di primo grado, accoglieva l’impugnativa di licenziamento avanzata da un lavoratore nei confronti della società datrice di lavoro.
In particolare, la Corte territoriale riteneva che non soltanto il licenziamento difettasse del motivo oggettivo addotto, sia sotto il profilo del dedotto costante andamento negativo del reparto di macelleria dove lavorava il lavoratore, sia dell'impossibilità del repechage; ma altresì che la manifesta insussistenza del motivo oggettivo rivelasse l'esclusiva finalità ritorsiva del licenziamento, in ragione del concorso con ulteriori elementi presuntivi, quali la contiguità temporale del licenziamento rispetto al rifiuto che il dipendente aveva opposto alla trasformazione del suo rapporto di lavoro in un rapporto di lavoro part-time ed alla iniziativa disciplinare che ne era conseguita da parte del datore di lavoro.
Contro la sentenza la società ha proposto ricorso per cassazione, lamentando, tra i motivi, che nel sistema delineato dalla riforma del c.d. jobs act nel 2015 la reintegra è considerata come la sanzione applicabile solo quando il licenziamento sia discriminatorio o negli altri casi di nullità espressamente previsti dalla legge, tra i quali non rientra il licenziamento intimato a seguito del rifiuto del part time, disciplinato dall'art. 8, co. 1, DLgs n. 81/2015 secondo cui il rifiuto del lavoratore di trasformare il proprio rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo parziale o viceversa non costituisce giustificato motivo di licenziamento.

La decisione della Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, rilevando preliminarmente che, nel caso in esame, il lavoratore era stato formalmente licenziato per giustificato motivo oggettivo per crisi aziendale, non per l'esigenza di trasformazione del contratto full time in part time.
Dunque, il licenziamento risultava non solo ingiustificato ma anche ritorsivo perché esso traeva, in realtà, la propria esclusiva e determinante ragione nel rifiuto del lavoratore di trasformare il rapporto.
In altre parole, la Corte di appello non aveva sanzionato con la nullità un licenziamento intimato a seguito del rifiuto del part time (in quanto tale ingiustificato), ma un licenziamento per gmo motivato da inesistenti e strumentali ragioni riferite ad una crisi aziendale cui era sotteso l'intento di reagire al legittimo rifiuto del part time.
Quanto al profilo sanzionatorio, il Collegio non ha mancato di ricordare che il licenziamento ritorsivo è un licenziamento nullo perché illecito e rientra, dunque, tra i casi di nullità del licenziamento che conducono alla tutela reintegratoria piena.
Tanto premesso, i giudici di legittimità hanno in conclusione affermato i principi di diritto secondo cui il licenziamento motivato dall'esigenza di trasformazione del part time in full time o viceversa va ritenuto ingiustificato alla luce dell'art. 8,1 comma d.lgs. 81/2015; mentre il licenziamento intimato a seguito del rifiuto del part time deve essere considerato ritorsivo in quanto mosso dall'esclusivo e determinante fine di eludere il divieto di cui all’art. 8 d.lgs. 81/2015 attraverso una ingiusta ed arbitraria reazione a un comportamento legittimo del lavoratore, che attribuisce al licenziamento il connotato della vendetta. Al licenziamento ritorsivo, in quanto riconducibile ad un caso di nullità del recesso previsto dell'art. 1345 c.c., si applica la tutela reintegratoria stabilita dall'art. 2, DLgs n. 23 del 2015.

Di Chiara Ranaudo

Fonte normativa