giovedì, 11 luglio 2024 | 10:35

Impugnativa di licenziamento: valida la notifica della sentenza presso la Pec del procuratore costituito

Ai fini della decorrenza del termine breve di impugnazione basta la notifica ad uno soltanto dei difensori e la notifica al difensore costituito è idonea a determinare la predetta decorrenza quand'anche fosse stato eletto domicilio presso un diverso procuratore costituito (Cassazione - ordinanza 08 luglio 2024 n. 18534, sez. lav.).

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Impugnativa di licenziamento: valida la notifica della sentenza presso la Pec del procuratore costituito

Ai fini della decorrenza del termine breve di impugnazione basta la notifica ad uno soltanto dei difensori e la notifica al difensore costituito è idonea a determinare la predetta decorrenza quand'anche fosse stato eletto domicilio presso un diverso procuratore costituito (Cassazione - ordinanza 08 luglio 2024 n. 18534, sez. lav.).

Il caso

La Corte di appello di Milano confermava la sentenza del Tribunale che aveva dichiarato illegittimo il licenziamento intimato ad una lavoratrice nell’ambito di una procedura di licenziamento collettivo, poiché operato in violazione dell'art. 4, co. 9, L n. 223/1991.
La Corte territoriale, in via preliminare, riteneva tardivo il reclamo depositato oltre i 30 giorni stabiliti a pena di decadenza dall'art.1, co. 58, L n. 92 del 2012, a decorrere dalla comunicazione fatta ad uno degli avvocati della società datrice di lavoro, e riconosceva comunque infondato il reclamo anche nel merito.
Avverso tale sentenza la datrice di lavoro ha proposto ricorso per cassazione, lamentando, tra i motivi, che la comunicazione della sentenza di primo grado all'avvocato non fosse idonea a far decorrere il termine breve per l'impugnazione in quanto nell'intestazione del ricorso in opposizione i difensori avevano dichiarato di voler ricevere le comunicazioni ad altro indirizzo pec, con conseguente inidoneità della notifica, effettuata in violazione del criterio dell'elezione del domicilio digitale.

La decisione della Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ricordando che, ai fini della decorrenza del termine breve di impugnazione basta la notifica ad uno soltanto dei difensori; e la notifica al difensore costituito, indicato come tale nell'atto, è idonea a determinare la decorrenza del termine breve quand'anche fosse stato eletto domicilio presso un diverso procuratore costituito ovvero fosse stato espressamente richiesto che le comunicazioni di cancelleria venissero eseguite all'indirizzo PEC di un altro difensore costituito.
Il Collegio ha, altresì, evidenziato che, in seguito all'introduzione del "domicilio digitale", previsto dall'art. 16- sexies del dl. n. 179 del 2012, conv. con modif. dalla I. n. 221 del 2012, come modificato dal d.l. n. 90 del 2014, conv. con modif. dalla L n. 114 del 2014, è sempre valida la notificazione al difensore eseguita presso l'indirizzo p.e.c. risultante dall'albo professionale di appartenenza, in quanto corrispondente a quello inserito nel pubblico elenco di cui all'art. 6-bis del d.lgs. n. 82 del 2005, atteso che il difensore è obbligato, ai sensi di quest'ultima disposizione, a darne comunicazione al proprio ordine e quest'ultimo è obbligato ad inserirlo sia nei registri INI PEC, sia nel ReGindE, di cui al d.m. 21 febbraio 2011 n. 44, gestito dal Ministero della Giustizia.
Nel caso in esame non rilevava il fatto che la notifica avesse riguardato un solo codifensore.
Sul punto i giudici di legittimità hanno, difatti, statuito che in materia di notificazioni al difensore, la notificazione dell'atto, nella specie appello, va eseguita all'indirizzo PEC del difensore costituito risultante dal Re.G.Ind.E., pur non indicato negli atti del difensore medesimo.
Ne consegue che la notificazione della sentenza eseguita presso l’indirizzo PEC di uno dei codifensori, ancorché in atti fosse stato espressamente richiesto che le comunicazioni di cancelleria venissero eseguite agli indirizzi PEC degli altri due difensori nominati, come nel caso di specie, deve ritenersi regolare e validamente effettuata all'indirizzo PEC di uno dei tre difensori di fiducia, quale risultante dal Re.G.Ind.E., indipendentemente dalla sua indicazione in atti, non potendosi configurare un diritto a ricevere le notificazioni esclusivamente presso il domiciliatario indicato e non potendo, quindi, avere portata idonea ad escludere tale notificazione la limitazione della parte dell'indicazione del detto indirizzo per le sole comunicazioni.

Di Chiara Ranaudo

Fonte normativa